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Sabrin Hasbun presenta il suo esordio a Bolzano

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La scrittrice Sabrin Hasbun presenta alla Nuova Libreria Cappelli di Bolzano il suo romanzo d'esordio Tutte le canzoni della pioggia ci riconoscono (Feltrinelli). La conversazione è condotta da Lidia Tecchiati. Non è necessaria la prenotazione.



Sabrin Hasbun è nata nel 1989 vicino a Gerusalemme, figlia di padre palestinese e madre italiana. Ha trascorso l'infanzia tra la Palestina e l'Italia e vive oggi nel Regno Unito. Ha studiato Letteratura all'Università di Pisa e alla Sorbona, conseguendo poi un dottorato in Scrittura creativa e Storia alla Bath Spa University. Insegna alla Cardiff Metropolitan University, dove studia i processi creativi e la scrittura collettiva come strumenti per recuperare la storia dei gruppi marginalizzati e sviluppare strategie di decolonizzazione. Il libro, nato come progetto di dottorato, ha vinto il Footnote X Counterpoints Writing Prize 2023–24.



Il romanzo prende le mosse dal ritorno di Anna e di sua figlia Sabrin, dopo dodici anni, nella casa di Ramallah: ad attenderle trovano solo muri coperti di muffa e un tempo sospeso. Tra libri dimenticati e una scatola rossa piena di lettere, Sabrin cerca tracce della madre, della sua storia, di sé stessa. La narrazione risale fino alla Toscana degli anni Sessanta, quando la giovane Anna lascia la Ventoruccia – la cascina di famiglia nella campagna di Grosseto – per studiare a Firenze. Qui conosce Rami, palestinese, studente dell'Accademia di Belle Arti. Il loro amore porterà Anna lontano: nel 1981 lo seguirà a Betlemme, in un paese segnato dal conflitto ma tenace nel credere nella bellezza e nella giustizia. Il libro accompagna la famiglia attraverso nascite e quotidianità scandita dal coprifuoco, giornate di sole a Tiberiade e ritorni fugaci in Italia, mentre sullo sfondo scorrono la guerra dei Sei giorni, le marce per il diritto all'aborto in Italia e la prima intifada. Decenni dopo, sarà Sabrin a ricomporre il mosaico di quelle memorie, misurandosi con la malattia, la perdita, il muro tra Israele e Palestina e quello invisibile che divide le sue identità. Una storia che abbraccia cinquant'anni e due continenti, sul dolore di sentirsi sempre "nel mezzo" e sulla possibilità di costruirsi, nonostante tutto, una nuova forma di appartenenza fatta di memoria, resistenza e amore.